lunedì 13 agosto 2018
Testa d'artista
Mai parlato con uno di questi senza tetto? Tutti dicono che sono pazzi!
Ma provate a vivere in strada per un po’, e vedete che idee vi vengono. Non diventate pazzi, vi dico, incominciate a vedere la verità. E cominciate anche a dirlo in giro, a dire anche come stanno le cose: ecco perché tengono questa gente in strada. Il sistema ha paura di loro. Paura della loro libertà. La libertà è l’opposto della responsabilità. La libertà è una minaccia al sistema.
Ecco perché non c’è più nessuno che si fa le canne, la libertà fa paura a tutti.
Hanno paura che se la gente si fuma una canna e diventa un po’ più allegra capisce che merda di vita fa…e manda tutto per aria. È per questo che ho smesso di fare arte, capito? Non c’è più speranza. Che cosa si può fare in una situazione del genere?
Mettiamo anche che scriviate un libro, il migliore che sia mai stato scritto, che vada in classifica e lo leggano tutti. Due mesi dopo è dimenticato, e c’è qualche altro capolavoro che tutti devono leggere.
O che scriviate una canzone, bellissima e che finiate in super classifica. Che cosa pensate che vi aspetti dopo? al massimo un jingle per uno spot di qualche birra.
O che dipingiate un quadro: lo compra un milionario e se lo appende negli uffici della sua compagnia. In passato, i ricchi appendevano alle pareti teste di leoni, tigri. Li facevano sentire potenti, sicuri.
Oggi il sistema colleziona le menti degli artisti, capite?
La notte dorme meglio sapendo che i migliori, i più svegli sono morti dal collo in su.
Ecco perché non gli do nessuna soddisfazione, la mia mente me la tengo dentro la testa, dove non possono venire a prendermela.
Tutto diventa parte del sistema, capite?
E l’unico modo per sfuggire al sistema è fare nulla. Come faccio io!
Voglio dipingere un quadro? Voglio scrivere qualcosa? Lo faccio nella mia testa, dove non possono vedere.
Se sapessero quello che penso, amici, sarei già morto!
martedì 27 febbraio 2018
Peace ep.15
Il maresciallo Fumagalli era sulla scena del delitto, ma faticava a credere a quello che stava guardando, a terra, in una pozza di sangue, c'era Giovanni, gli occhi vitrei, incavati, bianchi, come se fosse morto da giorni, e non da poche ore.
Vera si avvicinò " Maresciallo, la morte è avvenuta tra le 2 e le 3 del mattino, con un unico colpo di coltello che gli ha bucato lo sterno"
Paolo era in corridoio, osservava in silenzio, mani in tasca, sguardo perso nel vuoto, illeggibile come sempre.
" Allora deve essere stato un uomo con una forza fuori dal comune a fare una cosa simile, nessun essere umano normale può bucare lo sterno di una persona con un colpo solo"
Maresciallo! Maresciallo!
Alek si precipitò dentro la stanza, anche se nessuno si voltò, c'era come una coltre pesante, inafferrabile, che rendeva tutto liquido, come se fossero avvolti nel sangue di quei maledetti simboli, sospettavano ancora di lui, ma senza nessuna prova, nessuno poteva far nulla. Presunta innocenza, fino al prossimo caso.
" Michele non ha ancora risposto alle nostre chiamate, dovrebbe essere qui da un'ora, cosa dobbiamo fare?"
Il maresciallo stese in silenzio " A questo punto le opzioni sono due, o il nostro Michele ha fatto la stessa fine di Giovanni.." non continuò.
"Oppure" continuò Vera, che stava smanettando sul pc di Giovanni, nella speranza di trovare qualcosa che potesse ricostruire le sue ultime ore di vita " Michele ha qualcosa a che fare con questi omicidi"
Silenzio.
Tutti lo stavano pensando, ma nessuno aveva il coraggio di ammetterlo.
Alek parlò " Mi sembra di aver visto questa scena due giorni fa, quando fui accusato di essere un assassino, forse non è il caso di trovarlo prima di saltare a conclusioni affrettate?"
"Alek ha ragione" disse infine il Maresciallo, " Io e lui andremo a controllare a casa di Ramino, mentre il Signor Fabbri e la Signora Raimondi resteranno qui."
Era stato detto in modo chiaro, inequivocabile.
Erano ordini.
Chiari e decisi.
Stava facendo buio, l'aria gelida di Torino si comiciava a fare sentire, ed il vento soffiava attraverso le colonne di pietra
Sergio guardava fuori dal finestrino della limo, occhiali sa sole a coprire i suoi occhi bicolori, impassibile.
"Sai Ale, ogni volta che qualcosa di grosso viene messo in moto, è solo alle ultime battute che se ne comprende la gravità"
Ale guidava l'auto, ma si voltò, il suo tono di voce faceva presagire ordini, a cui prestare la massima attenzione
"Abbiamo lasciato fare per molto tempo, gli abbiamo concesso delle grandi libertà ed adesso è crollato, mancava solo un nome alla lista, ma se cade nelle mani sbagliate, allora tutto è perduto"
" Vuole che vada da Ramino signore?"
" No Ale, il tempo delle azioni furtive è finito, dirigiti alla stazione di polizia per favore"
Non aveva opposto la minima resistenza.
Michele Ramino membro della task force era stato trovato dal Maresciallo Fumagalli e da Poltorak seduto sulla sua poltrona, in stato catatonico, con la maglietta ancora sporca di sangue, sangue che, Alek era pronto a scommetterci, apparteneva a Giovanni.
Chi poteva immaginare che il più brutale omicida della storia italiana fosse un poliziotto mite ed insignificante come Michele Ramino.
" CHE PEZZO DI MERDA"
Alek era fuori dalla sala interrogatori ed osservava da dietro il vetro a specchio con Vera e Carlo, muti ed immobili come statue.
Il Maresciallo guardava Michele fumando il suo solito sigaro
" Non posso crederci, non ci posso credere, noi cerchiamo da mesi l'assassino del simbolo della pace, e quello stronzo era proprio qui, nella mia stazione di polizia!"
Michele lo guardava come se nemmeno esistesse, aveva altro per la testa.
Come faceva ad uscire di li'? Era chiaro che la situazione poteva solo peggiorare, cosi' come il suo ticchettio alla testa, la sua astinenza poteva farsi strada in qualsiasi momento fino alla parte più nascosta del suo cervello facendolo impazzire.
E quello stronzo del commissario parlava
Non aveva ancora capito un cazzo.
Il Maresciallo Fumagalli si avvicinò ancora di più al volto di Michele
" Ora dimmi, maledetto psicopatico, perchè adesso hai fatto questa stronzata? Hai ucciso Giovanni, hai fatto saltare la tua copertura, per quale motivo?"
Michele si rilassò
" Perchè tra poco, accadrà il finimondo maresciallo"
mercoledì 14 febbraio 2018
Poesie di San Valentino
Per uomo
L'amor mi indusse A chiederti un dono,
Fammi felice Io fedel ti sono.
Cerca tra le maiuscole dei versi miei,
Allora saprai ciò che da te io vorrei.
Per donna
Il tempo mi indusse la Logica a usare
per saper Cosa di te mi regala notti Amare,
leggi con Zelo i versi di maiuscole Zeppi,
radunale Ordunque in tre sottogruppi,
Gira e Rigira Ormai facile la Soluzione è trovare
e Saprai cosa il paradiso mi fa Oltrepassare
sabato 21 ottobre 2017
Cose che accadono di notte
La ricerca porta Gianni a un paesino di sua conoscenza, che però si trovava dalla parte opposta di quella di casa sua.
Come cazzo era possibile?
Fortunatamente un suo vecchio compagno di scuola, Paolo, ci abitava e sapeva che possedeva un B&b proprio fuori dalla città.
Parcheggiò sotto il B&b di Paolo, o almeno quello ricordava fosse l'edificio, che appariva stranamente dismesso, ma l'ultimo piano era illuminato.
Evidentemente gli affari non gli andavano benone. Entrò dopo aver suonato, tirando il portone e rimase quasi sconvolto dal vedere un enorme orologio a pendolo torreggiare proprio di fronte l'entrata in legno. Erano le 23:56
Paolo dall'alto, con la sua solita voce gioviale, gli disse
"Gianni ma sei tu??? Diocane sali prima che scocchi la mezzanotte o ti trapana i timpani quel maleddetto orologio"
Paolo parlava dal secondo piano, ma riuscì a capire ogni sua parola vista l'assenza dei classici rumori diurni.
Cominciò a salire e gli rispose
"Menomale che sei ancora sveglio, pensavo di rimanere fuori a dormire in macchina"
"Ma figurati, ci mancherebbe. Ma sbrigati, quel dannato orologio a mezzo e a mezzanotte fa un rumore che porcoddio mi trema tutta la casa".
Gianni arrivò al primo piano e grazie alla forma quadrata delle scalinate intravide la figura illuminata di Paolo. Fece ancora mezzo piano per ritrovarsi a pochi metri da Paolo, pronto a dargli la mano.
Ma Paolo non c'era
La luce si era fulminata
E non vedeva nulla se non il contorno della figura di Paolo
Un contorno che non combaciava. Stette in silenzio per abituarsi al buio, e più tempo passava e più scopriva particolari di quella figura più capiva che non era Paolo quello di fronte a lui.
Paolo non aveva le gambe così secche
Non era così alto
Non aveva gli occhi luminescenti
Nè un sorriso così tanto...
Acuto
Dopo qualche minuto di imbarazzante terrore, Gianni fece un passo indietro
"Paolo?"
...
"Paol-"
"NO"
Scappò, corse, come mai in vita sua. E il pendolo suonò il primo rintocco. Sentì del metallo gelido sfiorargli in peli della nuca. Si spinse verso giù facendo perno sul corrimano della scala.
Secondo rintocco.
Arrivò a metà tra il primo e il secondo piano
Terzo, quarto, quinto rintocco
Un ruggito, ultraterreno, gli mosse le interiora
Sesto, settimo, ottavo rintocco
Sentì un dolore al braccio sinistro, ma non se ne curò
Nono, decimo, undicesimo rintocco
Lo sentiva più vicino che mai, non ce l'avrebbe fatta a fare l'ultima svolta delle scale. Si buttò, in corrispondenza del pendolo, che si sbilanciò subito e abbatté la porta, lanciandolo verso la strada, rotolando per qualche metro.
Stordimento, confusione
Dolore, fiacca
Era a pochi passi dall'auto e se li fece istintivamente. Non era il cervello a muoverlo, ma la memoria dei muscoli.
Accese la macchina e si fiondò dalla direzione dalla quale era venuto.
Era visibilmente teso e scioccato
Non poteva essere vero, no no no NO
Dirigendosi verso la ditta, un barlume di speranza gli si accese
La macchina di Luigi era parcheggiata sul ciglio della strada, nella sua stessa direzione
Sperando in un volto amico, rallentò, fiancheggiando l'altra auto.
Ma vide l'autostoppista di prima di fronte l'auto, intento ad accendersi una sigaretta, con addosso i vestiti di Luigi. Luigi era sul cofano, con gli occhi aperti e serrati, il volto contratto di dolore, del tutto nudo.
Faceva fatica a respirare, ma è normale avere queste difficoltà se hai il petto perforato dalla leva del cambio. L'uomo con i vestiti di Paolo alzò lo sguardo dopo essersi acceso la sigaretta, lo vide e gli sorrise.
Accellerò
Si chiuse nel bagno della ditta, pregando il suo dio di farlo uscire vivo da quella nottata
IL MATTINO SEGUENTE, ORE 8:03
"Qualcuno può vedere che fine ha fatto Luigi?
martedì 8 agosto 2017
Follia serale.
Aperitivo.
Bevo senza ritegno. Finisco pure l acqua dei cessi. Sono una fogna di merda.
Sto per tornare a casa quando vedo arrivare un mio amico.
" we Ale, te la fumi una bomba?"
" no frate. Sai che l'unica cosa che non faccio è fum
" dai dai l ho gia accesa. Allora? Come ti va la vita?"
Rimaniamo su una panchina a fumare e parlare. Dopo una mezz oretta lo saluto, mi alzo, e mi sale una fattanza da guinnes.
Son felice. Ubriaco. Ho visioni. Sesto senso.
Arrivo a casa non so come.
Parcheggio. Non so come.
Schiaccio il pulsante per prender l ascensore quando il mio sguardo bieco cade sulla casella della posta.
Una bella raccomandata mi aspetta immacolata ripiegata nel mio scomparto.
Dio cane.
Guardo l ora.
7 meno 20.
Dai, se vado adesso ce la posso ancora fare.
Vedo che cazzo è, pago il tutto, e me la levo dai coglioni.
Cosi, fatto come un cinghiale, vado in posta.
Vedo tutto colorato. Ovattato. Filtro di instagram.
Entro in posta e trovo una coda che poerco il dio manco nel cammino di Santiago.
Cosi aspetto. Mi metto in fila.
Barcollo. Puzzo di alcool. Ho occhi cosi rossi che Predator mollami.
Ogni secondo che passa lotto per rimanere in vita quando vedo sto bambino attaccato alla madre davanti a me.
Lei parla con una voce squillante al telefono. Lui. Lui mi fissa.
" enno amore mio. Siamo in coda in posta. Sai devo pagare la bolletta poi devo andare... "
Parla di cose inutili che a me fregano tanto quanto la morte del cane di mio zio.
Ma quel bimbo. Quel bimbo mi continua a fissare.
Lo guardo, e con una falsità che Giuda mollami, sorrido e gli faccio un ciao con la mano.
Questo si stacca dalla manica della madre, mi si avvicina, e mi tira un pugno nei coglioni.
Io arranco. Mi piego. Piango. Dawson's Creek.
Mi rialzo. Lui corre verso la madre e fa il vago.
" signora.. Signora ha visto suo figlio? "
Lei non mi caga. Continua a parlare con chissà chi e di chissà cosa.
Io mi pulisco dalle lacrime. Guardo il figlio di puttana. Sorride. Bastardo.
Prendo il telefono in mano e navigo un po su facebook. La fattanza è a livelli interstellari che Nolan mollami.
Con la coda dell occhio vedo il bambino che viene ancora verso di me.
Io son troppo fatto per dirgli qualcosa.
Mi prende per il giubbotto e mi dice.
" scusa "
Mi si scioglie il cuore. Mi abbasso. Arrivo alla sua altezza.
" piccino mio. Ma figur
Mi tira un pugno sul naso. Scappa dalla madre e fa finta di niente.
Li scoppio.
" signora! Signora porco dio!! Ma che cazzo ma lo tiene lei o lo butto in una grondaia sui figlio! "
Mentre parlo sbiascico. Non ci capisco un cazzo.
Lei non mi caga. Sembra scocciata.
La prendo per una spalla.
" allora! Mi caga o no che cazzo! "
" scusami un attimo." Mette via il telefono. Mi guarda inviperita. " si puo sapere che cazzo vuoi? "
" io che cazzo voglio? Io che cazzo voglio? Se si comportasse da Madre con la M maiuscola, avrebbe visto che cazzo sta combinando suo figlio da 5 minuti a questa parte! "
" ma cosa sta dicendo?! "
" che mi ha rotto il cazzo, e pure il naso. E in senso letterale. Quindi. O se lo tiene al guinzaglio o io
" ma lei è pazzo! Di che figlio sta parlando?! "
" come di che figlio sto parlando. Esattamente
Abbasso lo sguardo
" di ... Quel .... "
Guardo vicino alla signora
" bambino... Che aveva... Attaccato alla manica..."
E non c e nessuno..
" guarda che occhi c'hai. E puzzi di alcool. Se non te ne vai a casa chiamo la polizia."
Esco di corsa dalla posta. Ma che cazzo di dio. Sono spaesato. Pazzo. Rincoglionito. Shutter island.
Prendo la macchina e torno al bar.
Ribecco il mio amico. Con occhi iniettati di sangue lo imploro di dirmi che cazzo mi ha fatto fumare.
" oh ti ha preso bene eh?! L ho presa in Olanda. Ti fa fare dei viaggi spaziali vero? "
Non trovo le parole. Mi viene da piangere. Dio porco stavo per ammazzare una signora per colpa di un bimbo inesistente.
" dai Ale, facciamoci una botta che ti passa. "
Lo guardo.
Sorrido.
Ok.
domenica 2 aprile 2017
Effimero.
Tutto è effimero.
Una schifezza.
Peggio.
Tutto ha poco senso.
E più vado avanti nella mia esistenza
meno motivazioni trovo nel continuarla.
Tutto ugualmente inutile.
Non esiste gioia o momento felice che non sia ammantato dall'oscurità
un'ombra pronta a toglierci via il sorriso.
TUTTO
EFFIMERO.
L'amore,
l'amicizia,
i progetti
e queste sensazioni che ora provo,
svaniranno
senza lasciare nemmeno una traccia
che possa testimoniare della loro esistenza.
Svaniranno.
Come svanirò anche io.
PUFF.
domenica 26 febbraio 2017
Oggi no.
Ho 17 anni e non vado molto d'accordo con gli altri.
In realtà non è proprio la prima volta che faccio questa audizione, ecco.
Ora che ci ripenso l'ho già fatto una volta. Ma non mi ricordo, magari mi sbaglio non lo so.
Lasciamo perdere, va. Forse dovrei cominciare col farvi sentire il monologo che ho preparato.
Me ne ero trovato uno figo, eh. Solo che ora... Non me lo ricordo.
E lo so, lo so.
Non posso mica stare qui in piedi a non far nulla.
Non voglio essere respinto una seconda volta, eh.
Vediamo, mi serve una storia. Vediamo.
Potrei raccontare la mia. Una storia vale l'altra, no?
E la mia è una storia come un'altra. È una storia che comincia con un ragazzo che trova una pistola,
nel comodino della camera da letto del padre.
Non fraintendetemi, mio padre non era un violento. Infatti la pistola la teneva scarica.
Per tutti questi anni mi sono chiesto quale fosse l'utilità di tenere una pistola scarica.
Ho pensato che la semplice idea di avere un'arma in casa lo facesse sentire tranquillo.
E in effetti è così. Ho cominciato a essere ossessionato dalla pistola.
Perché? Perché mi faceva stare tranquillo. Perché con quella in mano avevo una scelta.
Ogni volta che mi sentivo triste, arrabbiato, salivo in camera dei miei genitori e prendevo la pistola
scarica di mio padre. Mi bastava toccarla per sentirmi tranquillo. Perché? Perché potevo scegliere!
Litigavo con mia madre? Potevo prendere la pistola e spararle.
La mia ragazza mi faceva incazzare? Potevo prendere la pistola e spararle.
E prima che cominciate a pensare male: no, non l'ho mai fatto.
Ma avrei potuto! Potevo scegliere! E questo bastava a farmi sentire tranquillo! A farmi sforzare di
andare d'accordo col mondo.
Eppure c'erano cose che neanche la pistola poteva calmare.
Ricordo quando sono venuto qui, da voi. Sì, io questo provino l'ho già fatto!
E ho fallito. Mi avete respinto. E io sono tornato a casa.
Sì, ora lo ricordo. Torno a casa. Torno a casa come se niente fosse.
Neanche oggi vado d'accordo con gli altri. Mia madre mi dice di prendere l'acqua e di riempire il
frigorifero.
Potrei prendere la pistola e spararle. Va bene, è scarica. Ma potrei prenderla e spaccarle la testa col
calcio.
Ma non lo faccio.
E sono costretto a prendere l'acqua e a caricarla in frigo.
Salgo in camera mia. La mia ragazza è venuta trovarmi.
Si sta guardando allo specchio. "Amore ti sembro ingrassata? Eh amore?"
In effetti forse è un po' più grassa. O magari è solo una mia impressione.
Cazzo non lo so. Che cosa le dico?
Potrei andare in camera dei miei, prendere la pistola e tramortirla con il calcio.
Ma non lo faccio e so o costretto a guardare il suo dimagrimento, ingrassamento o qualunque cosa
sia. E... Merda.
Al diavolo tutto c'è solo una cosa che può calmarmi. Vado in camera dei miei, prendo la pistola e
comincio ad accarezzarla.
Ma non funziona.
Non va bene.
Non riesco a calmarmi.
La mia ragazza entra in camera. "Amore".
Mi punto la pistola alla testa. Che vuoi che succeda? È scarica.
"Amore va tutto bene?"
"Certo amore. Sto benissimo".
Neanche oggi. Vado d'accordo con gli altri.
(Sparo)
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