martedì 8 agosto 2017

Follia serale.






Aperitivo.
Bevo senza ritegno. Finisco pure l acqua dei cessi. Sono una fogna di merda.

Sto per tornare a casa quando vedo arrivare un mio amico.

" we Ale, te la fumi una bomba?"

" no frate. Sai che l'unica cosa che non faccio è fum

" dai dai l ho gia accesa. Allora? Come ti va la vita?"

Rimaniamo su una panchina a fumare e parlare. Dopo una mezz oretta lo saluto, mi alzo, e mi sale una fattanza da guinnes.
Son felice. Ubriaco. Ho visioni. Sesto senso.

Arrivo a casa non so come. 
Parcheggio. Non so come.

Schiaccio il pulsante per prender l ascensore quando il mio sguardo bieco cade sulla casella della posta.

Una bella raccomandata mi aspetta immacolata ripiegata nel mio scomparto.

Dio cane.

Guardo l ora. 
7 meno 20.

Dai, se vado adesso ce la posso ancora fare. 
Vedo che cazzo è, pago il tutto, e me la levo dai coglioni.

Cosi, fatto come un cinghiale, vado in posta.
Vedo tutto colorato. Ovattato. Filtro di instagram.

Entro in posta e trovo una coda che poerco il dio manco nel cammino di Santiago.

Cosi aspetto. Mi metto in fila.
Barcollo. Puzzo di alcool. Ho occhi cosi rossi che Predator mollami.

Ogni secondo che passa lotto per rimanere in vita quando vedo sto bambino attaccato alla madre davanti a me.
Lei parla con una voce squillante al telefono. Lui. Lui mi fissa.

" enno amore mio. Siamo in coda in posta. Sai devo pagare la bolletta poi devo andare... "

Parla di cose inutili che a me fregano tanto quanto la morte del cane di mio zio.
Ma quel bimbo. Quel bimbo mi continua a fissare.

Lo guardo, e con una falsità che Giuda mollami, sorrido e gli faccio un ciao con la mano.

Questo si stacca dalla manica della madre, mi si avvicina, e mi tira un pugno nei coglioni.

Io arranco. Mi piego. Piango. Dawson's Creek.

Mi rialzo. Lui corre verso la madre e fa il vago.

" signora.. Signora ha visto suo figlio? "

Lei non mi caga. Continua a parlare con chissà chi e di chissà cosa.

Io mi pulisco dalle lacrime. Guardo il figlio di puttana. Sorride. Bastardo.

Prendo il telefono in mano e navigo un po su facebook. La fattanza è a livelli interstellari che Nolan mollami. 
Con la coda dell occhio vedo il bambino che viene ancora verso di me. 
Io son troppo fatto per dirgli qualcosa.

Mi prende per il giubbotto e mi dice.

" scusa "

Mi si scioglie il cuore. Mi abbasso. Arrivo alla sua altezza.

" piccino mio. Ma figur

Mi tira un pugno sul naso. Scappa dalla madre e fa finta di niente.

Li scoppio.

" signora! Signora porco dio!! Ma che cazzo ma lo tiene lei o lo butto in una grondaia sui figlio! "

Mentre parlo sbiascico. Non ci capisco un cazzo.

Lei non mi caga. Sembra scocciata.

La prendo per una spalla. 

" allora! Mi caga o no che cazzo! "

" scusami un attimo." Mette via il telefono. Mi guarda inviperita.  " si puo sapere che cazzo vuoi? "

" io che cazzo voglio? Io che cazzo voglio? Se si comportasse da Madre con la M maiuscola, avrebbe visto che cazzo sta combinando suo figlio da 5 minuti a questa parte! "

" ma cosa sta dicendo?! "

" che mi ha rotto il cazzo, e pure il naso. E in senso letterale. Quindi. O se lo tiene al guinzaglio o io

" ma lei è pazzo! Di che figlio sta parlando?! "

" come di che figlio sto parlando. Esattamente

Abbasso lo sguardo

" di ... Quel .... "

Guardo vicino alla signora

" bambino... Che aveva... Attaccato alla manica..."

E non c e nessuno..

" guarda che occhi c'hai. E puzzi di alcool. Se non te ne vai a casa chiamo la polizia."

Esco di corsa dalla posta. Ma che cazzo di dio. Sono spaesato. Pazzo. Rincoglionito. Shutter island.

Prendo la macchina e torno al bar.
Ribecco il mio amico. Con occhi iniettati di sangue lo imploro di dirmi che cazzo mi ha fatto fumare.

" oh ti ha preso bene eh?! L ho presa in Olanda. Ti fa fare dei viaggi spaziali vero? "

Non trovo le parole. Mi viene da piangere. Dio porco stavo per ammazzare una signora per colpa di un bimbo inesistente.

" dai Ale, facciamoci una botta che ti passa. "
Lo guardo.

Sorrido. 

Ok.

domenica 2 aprile 2017

Effimero.






Tutto è effimero.
Una schifezza.
Peggio.
Tutto ha poco senso.
E più vado avanti nella mia esistenza
meno motivazioni trovo nel continuarla.
Tutto ugualmente inutile.
Non esiste gioia o momento felice che non sia ammantato dall'oscurità
un'ombra pronta a toglierci via il sorriso.
TUTTO
EFFIMERO.
L'amore, 
l'amicizia,
 i progetti
 e queste sensazioni che ora provo, 
svaniranno
 senza lasciare nemmeno una traccia
 che possa testimoniare della loro esistenza.
Svaniranno.
Come svanirò anche io.
PUFF.

domenica 26 febbraio 2017

Oggi no.


Ho 17 anni e non vado molto d'accordo con gli altri.

In realtà non è proprio la prima volta che faccio questa audizione, ecco.

Ora che ci ripenso l'ho già fatto una volta. Ma non mi ricordo, magari mi sbaglio non lo so.

 Lasciamo perdere, va. Forse dovrei cominciare col farvi sentire il monologo che ho preparato.

 Me ne ero trovato uno figo, eh. Solo che ora... Non me lo ricordo.

 E lo so, lo so.

Non posso mica stare qui in piedi a non far nulla.

Non voglio essere respinto una seconda volta, eh.

 Vediamo, mi serve una storia. Vediamo.

Potrei raccontare la mia. Una storia vale l'altra, no?

E la mia è una storia come un'altra. È una storia che comincia con un ragazzo che trova una pistola,

nel comodino della camera da letto del padre.

Non fraintendetemi, mio padre non era un violento. Infatti la pistola la teneva scarica.

Per tutti questi anni mi sono chiesto quale fosse l'utilità di tenere una pistola scarica.

Ho pensato che la semplice idea di avere un'arma in casa lo facesse sentire tranquillo.

E in effetti è così. Ho cominciato a essere ossessionato dalla pistola.

Perché? Perché mi faceva stare tranquillo. Perché con quella in mano avevo una scelta.

Ogni volta che mi sentivo triste, arrabbiato, salivo in camera dei miei genitori e prendevo la pistola

scarica di mio padre. Mi bastava toccarla per sentirmi tranquillo. Perché? Perché potevo scegliere!

Litigavo con mia madre? Potevo prendere la pistola e spararle.

La mia ragazza mi faceva incazzare? Potevo prendere la pistola e spararle.

E prima che cominciate a pensare male: no, non l'ho mai fatto.

Ma avrei potuto! Potevo scegliere! E questo bastava a farmi sentire tranquillo! A farmi sforzare di

andare d'accordo col mondo.

Eppure c'erano cose che neanche la pistola poteva calmare.

Ricordo quando sono venuto qui, da voi. Sì, io questo provino l'ho già fatto!

E ho fallito. Mi avete respinto. E io sono tornato a casa.

Sì, ora lo ricordo. Torno a casa. Torno a casa come se niente fosse.

 Neanche oggi vado d'accordo con gli altri. Mia madre mi dice di prendere l'acqua e di riempire il

frigorifero.

Potrei prendere la pistola e spararle. Va bene, è scarica. Ma potrei prenderla e spaccarle la testa col

calcio.

Ma non lo faccio.

E sono costretto a prendere l'acqua e a caricarla in frigo.

Salgo in camera mia. La mia ragazza è venuta trovarmi.

Si sta guardando allo specchio. "Amore ti sembro ingrassata? Eh amore?"

In effetti forse è un po' più grassa. O magari è solo una mia impressione.

 Cazzo non lo so. Che cosa le dico?

Potrei andare in camera dei miei, prendere la pistola e tramortirla con il calcio.

Ma non lo faccio e so o costretto a guardare il suo dimagrimento, ingrassamento o qualunque cosa

sia. E... Merda.

Al diavolo tutto c'è solo una cosa che può calmarmi. Vado in camera dei miei, prendo la pistola e

comincio ad accarezzarla.

Ma non funziona.

Non va bene.

 Non riesco a calmarmi.

La mia ragazza entra in camera. "Amore".

Mi punto la pistola alla testa. Che vuoi che succeda? È scarica.

"Amore va tutto bene?"

"Certo amore. Sto benissimo".

Neanche oggi. Vado d'accordo con gli altri.

(Sparo)

sabato 21 gennaio 2017

Peace ep.14

Non riesco a chiudere occhio.
Nella mia mente rimbomba l'eco di quelle poche ma nitide parole: «Ci rivedremo presto...».
Lo ha visto! Non può non averlo visto! Era lì, nel bel mezzo del corridoio, come un quadro da mostrare con orgoglio agli ospiti, a cui spettava ammirarlo nei più minimi dettagli: tre linee, un punto di incontro, un cerchio che le circondava, rosso sangue, che spiccava sulla parete giallognola e malmessa.
Giovanni, che tu sia maledetto!
Solo, figure e pensieri affollano la mia mente; creano mille immagini e rumori che non mi permettono di assopirmi e sprofondare nel baratro del mio subconscio.
BUM BUM BUM
Un brivido corre lungo la mia spina dorsale, che mi immobilizza con gli occhi persi nel buio della notte ormai tarda.
BUM BUM BUM
BUM BUM BUM
Bussano alla porta, a quest'ora della notte: lo sapevo, lo sapevo! Sono stato sprovveduto, ho sbagliato, ora ne pago le conseguenze. Me lo merito, me lo merito!
BUM BUM BUM
La stanno buttando giù! Cerco di coprirmi il più possibile con le strette coperte, che spero mi facciano da scudo contro ciò che stava per sbarrarmi gli occhi una volta per tutte.
Il rumore della porta che viene sfondata. Una luce, come di una torcia, che risplende all'improvviso dritta nei miei occhi, accecandomi:
«Eccolo, eccolo! Lo abbiamo trovato! Prendetelo, forza!»
Un'ombra si avvicina a me minacciosa, allunga le sue lunga braccia verso il mio corpo e finalmente spalanco gli occhi, respirando affannosamente nel cuore della notte.
Si son fatte le 4.
Basta! Adesso basta! Non resisto più... sto impazzendo...
Mi reco verso la cucina, arrancando nelle tenebre, andando a tentoni e tastando le pareti. Ecco, finalmente... accendo la luce, afferro un coltello, me lo punto dritto sui polsi. Mentre una lacrima mi scorre sul volto, coi denti serrati...
La lama cade sul pavimento di marmo, scalfendo una mattonella, ed io con lo sguardo fisso al suolo e con i pugni chiusi, decido che questa storia deve finire una volta per tutte.
Mi infilo il cappotto, raccolgo il coltello da terra e mi fiondo fuori.
Non ho più nulla da perdere.



Qualcuno bussava alla porta... controllai la sveglia: le 4:30. Chi poteva essere a quell'ora della notte? Uno scherzo di cattivo di gusto da parte di qualche ragazzino che aveva alzato un po' troppo il gomito quella sera, di sicuro.
Richiusi gli occhi, ma quel rumore non accennava ad acquietarsi.
Infastidito, appoggiando il primo piede sul freddo pavimento dell'appartamento, mi tornò alla mente l'incontro della giornata precedente con Michele... sembrava così strano, qualcosa lo turbava, lo infastidiva. Forse questa storia degli omicidi era diventata troppo stressante un po' per tutti.
Attraversai il corridoio, con la testa pesante a causa dell'improvviso risveglio. Accesi la luce nella sala d'ingresso e quasi sbarrai gli occhi a causa dell'improvvisa quantità di luce che colpì le mie pupille, ormai abituate all'oscurità.
«CHI È CHE SI DIVERTE A QUEST'ORA? ANDATE VIA, VECCHI UBRIACHI!» gridai.
Il trambusto, però, aumentava sempre più. Alzai lo spioncino, e sbirciai al di là della porta. Non credevo ai miei occhi: era Michele.
Levai il chiavistello:
«Michele! Cosa ci fai qui a quest'or...»
Un'ondata di freddo mi trapassò il petto. Abbassai lo sguardo: un pugnale trafiggeva il mio sterno, dal quale un rivolo di sangue colava denso, finendo per macchiare il pavimento.
Alzai lo sguardo: l'ultima cosa che vidi fu lo sguardo vuoto di Michele che mi fissava con un'espressione apatica, che non faceva trasparire alcuna emozione.



Arrivai a casa.
Mi ero dimenticato di chiudere a chiave la porta dell'appartamento. Estrassi il coltello sporco di sangue dalla tasca e lo gettai nel lavabo della cucina.

Mi tuffai sul letto, con ancora indosso il cappotto, che pesava sul mio corpo, mentre nel lavandino una lama colma del sangue di Giovanni, che pesava sulla mia mente.

venerdì 23 dicembre 2016

Luna Nera.

Il coltello scivola sinuoso sulle vesti della piccola, squarciandole e rivelando la pelle candida, mai macchiata da peccato alcuno.
Gli occhi azzurri della donna si fermano per qualche attimo in quelli gonfi di lacrime della bambina, e la piccola potrebbe quasi leggervi un accenno di esitazione.
Il respiro le si mozza nei polmoni per qualche istante, ma il gelo opprimente ed il nodo in gola sembrano ricordarle qual è il suo compito.
Solleva dunque lo sguardo verso il disco nero di Luna, ed al contempo solleverà anche la mano destra stringente il coltello sopra il corpo della piccola, penzolando su di esso come una spada di Damocle.
Uno, due, tre minuti. Infine, senza staccare lo sguardo dalla Luna Nera, abbasserà di scatto il braccio,
CERCANDO, PROVANDO
a recidere con il filo del coltello il collo tenero della piccola, di sgozzare l'agnello innocente che riverserà il suo sangue sacrificale direttamente sulle radici dell'albero, come suo nutrimento.)
Nutriti di violenza...
Assorbi il sangue come acqua e riempiti di Odio, o Sambuco, perché è l'Odio che ti appresti a servire. Che il sangue lavi qualunque spinta al bene.
(Cerca di poggiare la mano libera sulla chiazza di sangue che va via via allargandosi, e con essa disegnare un cerchio di luna sul nodoso legno dell'Albero.)
Che tu possa esistere con il solo scopo di servire me, con il potere della Luna Nera.

martedì 6 dicembre 2016

Peace ep. 13




"Come avrai capito, qualcuno ci ha traditi"
Il tono di voce di Paolo non lasciava presagire nulla di buono
Era sempre cosi' quando si metteva a riflettere, cupo freddo e calcolatore, un tono di voce che tradiva le sue fattezze e la sua giovane età
Eravamo in un piccolo ufficio, asettico, i riscaldamenti al massimo per contrastare il gelo pungente della sera, che sembrava filtrare come un presagio in tutta la città
L'aria è irreale.
Lo ascolto in silenzio, sapevo che voleva chiedermi qualcosa, o non mi avrebbe convocato da solo, senza il resto della squadra.
"Non posso rischiare che l'operazione salti, da come ci hanno teso quell'agguato è chiaro che stiamo procedendo nella direzione giusta e che tu avevi ragione Giovanni, tutti gli omicidi sono collegati"
Deglutisco
Avrei preferito non pensare che un folle omicida riesca a compiere delitti tanto elaborati
Ma ne ero sicuro.
Sicurissimo.
Paolo prese dei fascicoli e li mise sulla scrivania davanti a sè
" Alek, Vera, Michele ed Fumagalli, tra loro si nasconde una spia, e per quanto mi sforzi di trovare la mela marcia, sono convinto che potrebbero essere tutti, anche il più insospettabile, chiunque ci sia dietro vuole che non arriviamo alla verità, e sa che se verremo tolti di mezzo i casi verranno archiviati come inusuali suicidi, e non come una macchinazione ben più grande, qualcosa di oscuro è calato su questa città, come un'ombra, e sembra volerci soffocare tutti"
Paolo si siede, si mette le mani in testa e sospira, sembra molto più stanco adesso, quasi avvilito dallo svolgersi degli eventi.
Deglutisco di nuovo, " E se analizzassimo le cose da un'altra prospettiva? Non è un movente che dobbiamo cercare, la razionalità in casi limite come questo, è il modo migliore per andare fuori strada, ci siamo preoccupati su CHI sta uccidendo, ma non ci stiamo concentrando su CHI è stato ucciso, forse se risalissimo ad un punto comune, un evento un qualcosa che collega le vittime, avremo un quadro della situazione più chiaro"
Paolo mi guardò di sottecchi, era drizzato sulla sedia adesso, uno scintillio sinistro comparve nei suoi occhi
" Si, potrebbe essere un'idea, e anche se non vedo come possano esserlo, forse è proprio questo che serve, una prospettiva diversa"
Si alzò e bevve un bicchiere d'acqua.
Sta pensando
Non riesco a capire, se i suoi pensieri sono rivolti agli omicidi, o alla possibilità di essere uccisi.
"Dillo agli altri, indagare sulle vittime del presunto assassino, cercare collegamenti, movimenti bancari, qualsiasi cosa possa essere curioso od inusuale, è l'unico modo, e non ne verremo fuori"
Rimango fermo, se aveva qualche dubbio sulla squadra, perchè farli partecipare attivamente alle indagini?
Non aveva senso
Nessun senso
"Nel frattempo tu, Giovanni, indagherai su di loro, scoprirai chi ci ha venduto e lo dirai a me, indagherai su chi deve indagare, e per un cane sciolto come te non deve essere una novità"
Lo disse tutto d'un fiato, come se fosse un discorso già preparato, impostato.
Come se fosse arrivato già a quelle conclusioni e volesse in qualche modo convincermi.
Stava recitando.
Ma non lo dico
Lo guardo in silenzio.
" Certo, facendo cosi', qualcuno verrà allo scoperto e io potrò scoprire la verità"
Un ghigno, come un lupo di fronte alla preda compare adesso sulla sua bocca.
"Perfetto, è il modo migliore di agire, se non c'è altro, puoi andare Giovanni"
Altro da dire?
Parecchie cose.
Paolo si comportava in maniera strana, con una morbosità per il caso che va al di là della semplice voglia di giustizia.
Ma non dico niente.
prendo i  fascicoli, mi alzo, esco.


"Sospetta qualcosa, è furbo, più di quanto mi aspettassi quando l'ho scelto, ma il disegno si sta compiendo, e quando tutte le pedine saranno al loro punto, sarò io a muovere la regina e a fare scacco matto"

giovedì 17 novembre 2016

Piove.





piove


piove


piove


acqua


gocce scendono

plic

plac

sempre più giù

plic

plac

con un rumore cadenzato

tac

tac

tac

tic

tac

rumore di macchine in lontananza

plic

plac


gocce cadenzate

ritmo col motore


tac
vroom
tac
vroom
tic
vroom
tac

il ritmo aumenta
l'acqua scorre incessante

non c'è luce.
la finestra è vuota dal chiarore
tuoni in lontananza
ed è subito notte.